L'amichevole cinefilo di quartiere

Jurassic Park

jurassic“Darwin” chi?

TRAMA: Il miliardario John Hammond è riuscito, grazie a sofisticati esperimenti genetici, a clonare molte specie di dinosauri. Il suo obiettivo è creare un parco divertimenti su un isola al largo della Costa Rica, e per farlo vi invita degli scienziati in modo che possano ammirare la sua opera.

RECENSIONE: Film del 1993 diretto da Steven Spielberg, che con questa opera ha fatto la gioia di milioni di bambini in tutto il mondo cresciuti con l’amore per i bestioni preistorici, ma soprattutto delle imprese di merchandising che si sono scandalosamente arricchite vendendo giocattoli, abbigliamento, materiale scolastico e preservativi raffiguranti dinosauri.

Liberamente tratto dall’omonimo romanzo del 1990 di Michael Crichton, che ha collaborato alla stesura della sceneggiatura, questo è un buon film che a differenza dei due seguiti sa alternare i momenti di stupore e magia di fronte alle creature a sangue freddo e quelli più orrorifici e di tensione; questo aspetto si perderà già a partire da Il mondo perduto del 1997, in cui verrà schiacciato pesantemente il piede sul pedale della violenza e dello spavento.

La regia di SS è funzionale ai notevoli effetti speciali, che a distanza di vent’anni ancora reggono, e il paesaggio delle Hawaii, dove sono avvenute le riprese, rende le panoramiche e i campi larghi spettacolari, contribuendo anche ad amalgamare i dinosauri con l’ambiente. Da notare anche il parallelismo delle scene di azione negli ambienti chiusi, in cui sono utilizzati primi piani o in generale inquadrature più strette per accentuare l’elemento claustrofobico.

La sceneggiatura, alla quale come già detto ha contribuito Crichton, è di David Kloepp, ed è strutturata in modo semplice e lineare: ad ogni evento corrisponde la sua conseguenza, e ciò non fa perdere l’attenzione, che visto il genere del film è per forza orientata ai rettili. Considerando che Kloepp anni dopo scriverà la “sceneggiatura” (le virgolette sono d’obbligo) della fetecchia Indiana Jones e il regno dei teschi di cristallo ci si può tranquillamente accontentare.

Bravi gli attori, a cominciare da Sam Neill buon protagonista tutto d’un pezzo e chioccia suo malgrado; Laura Dern cazzuta e in gamba, anche se forse con un personaggio troppo “urlato” e “urlatore”; Jeff Goldblum come matematico macchietta è simpatico in questa versione da non protagonista, e da lui dipende la maggior parte dell’ironia del film, aiutato anche dalla voce di Roberto Chevalier.

Il lato scientifico di questo film fa ridere i polli (zanzare che sono state intrappolate nell’ambra subito dopo aver succhiato il sangue a un dinosauro, conservandosi fino a noi per milioni di anni talmente bene da poter estrarre il DNA dal sangue succhiato? Come no, pieno così!) ma da qualche parte c’era pure da tirare fuori il plot. Tanta grazia che non abbiano ricorso alla magia pagana centroamericana per farli risorgere tipo zombie (Romero sarebbe stato contento, la National Academy of Sciences americana probabilmente meno).

È diventato nel bene o nel male un cult ed è stato uno dei primi film con un massiccio uso della computer grafica, cosa che gli ha fruttato un Oscar oltre a quelli per il sonoro e il montaggio sonoro (questi ultimi grazie al guru Gary Rydstrom che nel complesso ne ha vinti sette). Epico e allo stesso tempo ingenuo, nella enorme categoria dei blockbuster Jurassic Park può vantarsi di essere molto meglio rispetto a titoli usciti quindici anni dopo.

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