L'amichevole cinefilo di quartiere

Contraband

Dogana, pussa via.

TRAMA: Un ex marinaio con precedenti di contrabbando merci è costretto a tornare nel mondo nella criminalità per proteggere la moglie, i due figli e il cognato dopo che quest’ultimo per evitare di essere arrestato ha buttato in mare preziosa merce illegale.

RECENSIONE: Film per la regia dell’islandese Baltasar Kormákur, che non conoscendo il detto latino “in medio stat virtus” non ha mezze misure nelle inquadrature: quelle dei dialoghi sono primi o più spesso primissimi piani che riempiono quasi interamente lo schermo con i volti dei personaggi, tant’è che possiamo vederne ogni ruga ed espressione; quelle di ambiente invece sono sempre molto larghe, comprendendo una gran fetta di mare o visioni molto complesse e molto ricche di elementi del porto o di vedute cittadine. Ovviamente è una scelta voluta, ma considerato che il film dura un’ora e cinquanta minuti alla lunga può essere stancante. La sceneggiatura è molto classica per quanto riguarda una pellicola d’azione con influenze gangsteristiche: un piano da “cosa potrebbe mai andare storto?” si tramuta ben presto in “ma c’è qualcosa che non sia ancora andato a puttane?!” con elementi tipici come la corsa contro il tempo, il ritrovarsi in situazioni impreviste e pericolose e il non essere scoperti per il rotto della cuffia (quest’ultimo elemento qui un po’ abusato rischia di sfociare nel poco credibile o peggio nel ridicolo). In un film del genere sono fondamentali le facce dei personaggi, cioè gli attori: qui il protagonista è l’ex rapper Mark Wahlberg (pornodivo in Boogie Nights (1997) di P.T. Anderson e nomination all’Oscar per The Departed (2006) di Scorsese tra le altre cose), uomo tutto d’un pezzo che passa con disinvoltura dalla partita di calcio del figlio al contrabbando stile Proibizionismo di Al Capone: non sarà un attore eccezionale ma qui è molto adatto al ruolo, in attesa del Ted di MacFarlane di cui sono molto curioso; al suo fianco la bella Kate Beckinsale (Underworld (2003) e seguenti) come moglie, in un’inedita versione biondo-fetish, che fa però un po’ fatica all’inizio a staccarsi dallo stereotipo della donna-Penelope che aspetta il marito in ansia facendo poco o nulla; vi sono anche Ben Foster (mutante Angelo nel deludente X-Men – Conflitto finale e spacciatore nel riuscito Alpha Dog (entrambi del 2006)), l’ottimo caratterista coheniano J.K.Simmons, che probabilmente riuscirebbe a interpretare qualsiasi personaggio di contorno, e come cattivo (stereotipato ai limiti della sopportazione) un altro caratterista, Giovanni Ribisi (ex imprenditore senza scrupoli in Avatar), che gigioneggia alla grandissima. Non sarà Scorsese ma dello stesso genere si è visto molto ma molto peggio.

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