L'amichevole cinefilo di quartiere

Gangster squad

Cazzotti, pistolettate e belle gnocche.

TRAMA: Los Angeles, 1949. Presso il dipartimento di polizia viene formata una task force speciale per tentare di catturare uno dei criminali più noti che gestisce un vasto traffico di droga, armi, prostituzione e scommesse clandestine.

RECENSIONE: Per la regia di Ruben Fleischer (“Benvenuti a Zombieland”, che gran film) arriva in Italia con un mese e mezzo di ritardo rispetto all’uscita americana (con comodo, mi raccomando) un film che è si può considerare un po’ “Gli intoccabili” dei poveri.

Non che questa non sia una pellicola godibile, ma alla fine è un’opera onesta ma non eccelsa, dando l’impressione del “bravo, ma avresti potuto fare di meglio”.

I punti di forza comunque ci sono.

Uno è dato dalla ricostruzione della metropoli losangelina di fine anni ’40, ben realizzata e curata, con le macchine d’epoca, i cappelli d’ordinanza e i cappottoni stile Siberia invernale.
Un altro è dato dall’interpretazione degli attori, i cui ruoli sono stereotipati all’ennesima potenza (tant’è che ci si dimentica dei loro nomi propri dopo cinque minuti e si inizia ad identificarli in base al ruolo all’interno della sceneggiatura) ma portano tutti a casa la pagnotta in maniera dignitosa.
Il terzo punto di vanto del film, che si allaccia al secondo, è la presenza del cattivissimo-lui Sean Penn, che interpreta il ruolo a lui congeniale di gangster senza pietà e scrupoli (dolce ritardato? Politico gay? Con quella faccia?? Dai, non scherziamo). Vederlo in scena è come assistere ad un buco nero che annienta la luce intorno ad esso, una sorta di incrocio tra un samurai oscuro e un teppista di strada, bramoso di tre cose: potere, soldi e potere.
Nel lato chiaro della forza possiamo trovare un ricco parterre formato da Ryan Gosling come suo solito sciupafemmine, Josh Brolin come suo solito con due espressioni ed Emma Stone come suo solito con i capelli di un colore diverso dal… solito; si segnala anche il redivivo Robert Patrick ex T-1000 di “Terminator 2”.
Buona fotografia di Dion Beebe, musiche del coeniano Carter Burwell, mitragliatori di… no, questo non lo so.

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