L'amichevole cinefilo di quartiere

Lincoln

Almeno non ci sono i vampiri.

TRAMA: Col volgere al termine della Guerra di Secessione americana il presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln deve affrontare il problema dell’abolizione della schiavitù all’interno del Gabinetto dell’Unione.

RECENSIONE: Per la regia numero trentatré del prolifico Steven Spielberg, grande boss della cinematografia yankee con quattro premi Oscar sul groppone e la media di due pellicole ogni tre anni, questo film è una notevole biografia iper-patriottica imbastita apposta per fare incetta dei premi dorati a forma di uomo calvo armato.
Gli elementi per riuscire (teoricamente) in questa impresa ci sono tutti: un regista di spicco, una vasta e dispendiosa produzione con accurate ricostruzioni d’epoca e la coppia d’assi formata da uno dei migliori attori viventi e dalla sua interpretazione di un personaggio storico conosciuto anche dagli zulù, promotore di un evento epocale.

Daniel Day-Lewis (cinque nomination agli Oscar compresa questa, di cui due vinti) interpreta infatti il sedicesimo presidente americano in modo veramente notevole per quanto riguarda gestualità, espressioni ed eloquio, quest’ultimo purtroppo guastato in sede di doppiaggio dalla voce di Pierfrancesco Favino, non attinente al personaggio (ed è un peccato che un attore come Day-Lewis non abbia un doppiatore italiano ufficiale).
Canonico anche mostrare il volto umano oltre il politico, attraverso il rapporto con la combattiva moglie Mary e il figlio Robert (rispettivamente Sally Field e il lanciatissimo Joseph Gordon-Levitt) e buona scelta degli attori di contorno come David Strathairn e Tommy Lee Jones.

Dal punto di vista tecnico presenti i fedelissimi di Spielberg, anch’essi pluripremiati: buona fotografia di Janusz Kaminski (due Oscar vinti), montaggio di Michael Kahn (tre), musiche di John Williams (cinque!) e scenografie di Rick Carter (uno).

Tutto oro quello che luccica, quindi? Non proprio, le note dolenti ci sono.

La prima è che nella sceneggiatura del drammaturgo Tony Kushner (che ritrova Spielberg a sette anni da Munich) è presente un’enorme mole di personaggi, probabilmente conosciutissimi dagli americani ma che per il pubblico a est dell’Atlantico possono essere poco individuabili: in qualche caso si ha l’impressione di avere di fronte un individuo ai fini della trama utile come un cucchiaio bucato.
Ciò tende a rendere Lincoln un film di americani realizzato da americani per gli americani (parafrasando il celebre discorso di Gettysburg), cosa che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio.
Inoltre bisogna anche considerare l’immancabile retorica del film (seconda grossa pecca), utile per ingraziarsi gli spettatori e conferire un alone di santità al protagonista.

In conclusione un film buono ma non ottimo, che potrebbe entrare alla premiazione degli Oscar con la delicatezza di un bulldozer ma forse non avere il successo che ci si aspetterebbe sulla carta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: