L'amichevole cinefilo di quartiere

Le belve

Roarrr.

TRAMA: Due amici di Laguna Beach conducono una vita idilliaca coltivando marijuana. Quando la ragazza di cui entrambi sono innamorati viene rapita dal cartello della droga della Mexican Baja, che vuole imporsi nella loro attività, i due iniziano una battaglia senza esclusione di colpi.

RECENSIONE: Film di Oliver Stone (Platoon (1986), Wall Street (1987), Assassini nati (1994), W. (2008)), tratto da un libro di Don Winslow, è un buon film con molto sole, molto sangue e che non fa rimpiangere i bei tempi andati in cui Clint Eastwood se ne andava a zonzo per gli Stati del Sud massacrando torme di messicani, popolo che cinematograficamente parlando è stato quasi sempre rappresentato con lo stereotipo “burrito, droga e maracas”, facendoceli sempre risultare un po’ simpatici per affinità di interessi. La pellicola è un misto di azione (alcune sequenze sembrano prese da Bad Boys), thriller e poliziesco in piccole dosi, con il risultato che, nonostante il V.M. 14, può attirare un pubblico relativamente eterogeneo; la sceneggiatura non sarà se vogliamo il massimo dell’arte immaginifica, ma sorretta da molti personaggi (interpretati da attori più o meno noti) riesce a portare avanti 130 minuti circa in modo più che sufficiente. I protagonisti sono Taylor Kitsch (protagonista di John Carter e Battleship nel 2012, rispettivamente un film debole e un insulto), che ha le physique du role ed è credibile nonostante interpreti uno dei personaggi meno sfaccettati del film, e Aaron Johnson (giovane John Lennon in Nowhere Boy (2009) e divertente protagonista del bel Kick-Ass (2010)) con un personaggio più interessante rispetto al compare di merende e che ha il potenziale per diventare un ottimo attore, ammesso e non concesso che non si perda in cazzate tipo Shia LaBoeuf (Transformers e seguiti, Indiana Jones e il regno dei teschi di cristallo, il gran visir delle puttanate). La partner femminile è la bionda cavallona da monta Blake Lively (protagonista della serie tv Gossip Girl e di Lanterna Verde (2011), un obbrobrio che farebbe impallidire un viso pallido), con cui Oliver Stone non sarà riuscito nel miracolo di Cronenberg con Pattinson in Cosmopolis, cioè dare espressività a un morto, ma almeno è un paio di tacche sopra la marmoreità facciale, diciamo tipo Megan Fox ma meno pornostar e più attrice. Salma Hayek (nomination all’Oscar nel 2003 per Frida), il buon Benicio Del Toro (un sacco di bei film, tra cui il grande I soliti sospetti (1995)) e John Travolta (non male in un ruolo un po’ diverso dai suoi soliti) sono le star in ruoli minori che recitano senza dare l’impressione del “devo farlo, ho un mutuo a Beverly Hills” e questo è già un punto a favore loro e del film. Aspetti tecnici come la fotografia e il montaggio sono affidati a professionisti già avvezzi a lavorare con Stone, rispettivamente il fotografo Daniel Mindel, il cui lavoro non mi è dispiaciuto anche se forse avrebbe potuto sbizzarrirsi di più aiutato dai paesaggi, e Joe Hutshing (con in cascina due Oscar vinti per Nato il quattro luglio (1990) e JFK – Un caso ancora aperto).

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