L'amichevole cinefilo di quartiere

Biancaneve e il cacciatore

Non il più bel film del reame.

TRAMA: Rilettura gotica della celebre fiaba.

RECENSIONE: Diretto dal regista esordiente Rupert Sanders, questo film delude le aspettative risultando un collage abbastanza scialbo di situazioni che sanno di già visto.

Alcuni pregi comunque li ha: l’interpretazione della bravissima Charlize Theron (Oscar nel 2004 per Monster e nomination per North County- Storia di Josey (2006)) supportata da un gran doppiaggio italiano di Roberta Pellini, sua “storica” doppiatrice, che ne riproduce le modulazioni di voce e i continui cambi di registro; ciò dà vita a una regina forte e allo stesso tempo debole nella sua ossessione per la bellezza, in un gioco di contrasti gioventù-vecchiaia e bellezza-bruttezza con lifting a go-go, che viene rispecchiato anche dall’ambiente circostante; le scenografie sono ben curate, sia quelle aperte nella foresta sia quelle al chiuso dei palazzi, dando veramente l’idea di trovarsi immersi in questi luoghi; infine gli effetti speciali sono per la maggior parte di fattura più che sufficiente.

Oltre a questo, da salvare purtroppo c’è poco: spicca in negativo Kristen Stewart (che conoscono anche i sassi come Bella nella saga di Twilight (2008) e seguenti), la cui impassibilità è paragonabile a quella di un termosifone e che ha sempre la stessa espressione con la bocca dischiusa e gli incisivi in fuori, e dire che ha recitato anche in Panic Room (2002) di Fincher e in Into the wild (2007) di Sean Penn! ; un altro da buttare giù dalla proverbiale torre è il culturista-cacciatore Chris Hemsworth (Thor (2011) e l’allegra reunion dei Supereroi Anonimi dell’anno seguente): che abbia in mano un’ascia o un martello spara-fulmini alla fine è sempre la solita zuppa, con tanti bicipiti e sotto niente; i nani appaiono relativamente poco e sono prevedibili, nonostante gli attori che li interpretano (tra cui Bob Hoskins e Ian McShane), il principe azzurro di Sam Claflin fa da soprammobile e molte scene sono telefonate o ancor peggio sfociano nel ridicolo involontario, grande pecca considerata l’atmosfera dark dell’intera pellicola (sarebbe potuta essere migliore la sceneggiatura dell’iraniano Hossein Amini, che aveva dato buona prova di sé nel gran Drive (2011)).

Dal punto di vista tecnico da registrare il montaggio di Conrad Buff IV già co-montatore per James Cameron; predica nel deserto la grande regina (tanto per restare in tema) dei costumi Colleen Atwood (9 nomination agli Oscar di cui 3 vinti per Chicago, Memorie di una geisha e Alice in Wonderland).

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