L'amichevole cinefilo di quartiere

The Amazing Spider-Man

TRAMA: Peter Parker, abbandonato da piccolo e cresciuto dagli zii, inizia a indagare sulla scomparsa dei genitori; esplorando un laboratorio dove lavora lo scienziato Curt Connors, ex collega di suo padre, viene morso da un ragno geneticamente modificato e ne ottiene le abilità. Peter, assunta l’identità di Spider-Man, si ritroverà contro il mostruoso alter ego di Connors, Lizard.

RECENSIONE: Da grandi aspettative derivano grandi responsabilità, e questo film le soddisfa bene. Reboot della saga, con un cambio radicale di cast tecnico e attori principali: regia di Marc Webb (che sostituisce Sam Raimi), il cui unico film precedente è (500) giorni insieme (2009) ma che ha alle spalle tantissimi videoclip musicali per Green Day, Maroon 5, Weezer, My Chemical Romance e altri; sa dosare bene la regia sia nelle scene di auto a penzoloni da un ponte sia in quelle in cui i due ragazzi flirtano a spron battuto.

Come protagonista via il legnosissimo Tobey Maguire, dentro lo smilzo Andrew Garfield (Leoni per agnelli (2007), Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo (2009), amico abbandonato da Jesse Eisemberg-Zuckemberg in The social network (2010)), che rispetta il fumetto originale interpretando uno Spider-Man giovanile, ironico e molto atletico, come anche un Parker sfigato e imbranato il giusto, senza esagerare; tutto questo contribuisce ad una immedesimazione maggiore dello spettatore nel personaggio e questo dà l’acqua della vita al film. La sua nuova partner è Emma Stone (The Help, Benvenuti a Zombieland) che fornisce allo stesso tempo determinazione e dolcezza al suo ruolo facendolo diventare quello di ragazza con gli attributi e non una semplice spalla femminile da salvare. Il villain è Rhys Ifans (divertente Spike in Notting Hill (1999), e dj in I love radio rock (2009)), che con i personaggi fuori di testa va a nozze, e infatti qui è un mad scientist a sangue freddo con due caratteristiche spaventose: diventa una lucertola bipede alta tre metri e, soprattutto, ha la voce di Pino Insegno, che di solito non mi dispiace (come doppiatore ovviamente) ma con questo personaggio non ci azzecca un tubo.

Sceneggiatura di Steve Kloves (sceneggiatore dei film della serie di Harry Potter) e James Vanderbilt (sceneggiatore per Fincher in Zodiac tra le altre cose), che hanno il grande merito di dare una sceneggiatura almeno decente ad un film supereroistico che non sia su Batman (per la serie “La cineteca degli orrori” andare a rivedere Capitan America, Lanterna Verde, Daredevil o The Avengers); buone e adatte al film le musiche del prolifico James Horner (due premi Oscar per Titanic e 10 candidature ai medesimi).

In conclusione questo film è un reboot che in partenza costituiva un salto dal decimo piano senza paracadute ma che si è rivelato poi una scommessa vinta; annunciata una probabile nuova trilogia, questa serie non sarà la controparte del Batman di Nolan ma forse anche la Marvel ha finalmente il suo “eroe”.

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